ideologia e sensibilizzazione
Raymond Boudon nelle primissime pagine del suo libri “L’ideologia”. Origine del pregiudizio (Einaudi, 1986), racconta che negli anni sessanta, durante una campagna contraccettiva, il governo indiano nel tentativo di limitare nascite tra la popolazione indigena abbia avuto qualche problema di carattere ideologico. La campagna, condotta sulla base della massima pubblicità e sulla utilità dell’iniziativa governativa, non sortì alcun effetto, specie tra le popolazioni agricole. I ricercatori spiegarono il fallimento sulla base dei tradizionali pregiudizi che i contadini hanno nei confronti delle innovazioni o di tutto ciò che mina il tradizionale fluire del tempo rurale, specie se i cambiamenti sono indotti dall’alto e finiscono per condizionare le strategie familiari. In seguito i ricercatori migliorarono la loro strumentazione divulgativa affidandosi a comunicatori della stessa regione del Punjab dove si svolgeva la campagna, incentrando la propria comunicazione scientifica, non più sugli effetti benefici ma scommettendo sulla gentilezza dei modi. La nuova campagna diede esiti straordinari e la pillola anticoncezionale fu adottata da oltre il 90% delle donne. Si trattò di un successo limitato nel tempo, poiché appena la campagna fu terminata, con l’affievolirsi della mobilitazione informativa, l’uso della pillola scese drasticamente per essere abbandonata del tutto. I contadini avevano risposto positivamente alla cortesia dei ricercatori venuti da lontano ma i figli, specie nelle famiglie contadine, sono una risorsa lavorativa preziosa, sono braccia in più per lavorare, più che bocche da sfamare. I contadini del Punjab reputarono infondate le convinzioni dei ricercatori se pure maturate scientificamente e comunicate a seguito di una campagna governativa autorevole, legalmente legittima e razionalmente concepita. Il comportamento dei contadini era il frutto di una scelta razionale, ma fu travisato dai ricercatori governativi, a loro volta condizionati dalla visione che considerava i contadini tradizionalmente restii ad accettare nuove scelte, e invece propensi ad assumere comportamenti irrazionali pur di non retrocedere dalle proprie tradizioni. Ma allora, qual’è la posizione più ideologica? Quella scientifica, fondata sul credo maltusiano di una maggiore ricchezza con meno sovraffollamento? O quella contadina, fondata sull’indisponibilità a praticare soluzioni diverse rispetto a quelle consuetudinarie? Quale è il dogma? Quello del controllo centrale sulle nascite? O lo strategie riproduttive messe in campo dai contadini per coltivare la terra con più braccia? E quali sarebbero gli effetti positivi dell’uno e dell’altro punto di vista? Dov’è la falsa rappresentazione della realtà?
Lucio Iaccarino
Coordinatore generale ThTh