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COBRAND

Affinità elettive e rapporti personali, associazioni valoriali, dimensioni differenti, unità di intenti, anzianità e storie diverse, carico emozionale congiunto, target comune, nuovo posizionamento, sono tutti elementi strategici al centro della riflessione dell’evento Cobrand, organizzato dalla società Think Thanks. Qui di seguito una sintesi dell’intervento del Ceo di Think Thanks Srl, Lucio Iaccarino che ha celebrato la partnership tra Amarelli Fabbrica di Liquirizia e Don Alfonso 1890.

“L’incontro tra due brand che si uniscono in virtù di affinità elettive o per la vicinanza tra gli assetti proprietari dell’uno e dell’altro è spesso alla base di azioni di co-branding. Si tratta di interazioni guidate più dal sentimento che dalla ragione che si costruiscono grazie a rapporti personali di stima reciproca per suggellare alleanze che hanno importanti effetti sulla percezione dei brand coinvolti. L’accostamento di due brand è una scelta molto importante e ricca di opportunità non soltanto relazionali ma anche di mercato. La scelta di una partnership di questo tipo può infatti essere dettata, oltre che dalla fiducia tra imprenditori anche dalla scelta di affiancarsi per completarsi vicendevolmente. Due brand possono quindi flirtare se sono portatori di valori comuni o all’opposto se sono espressioni di storie molto diverse e in grado di offrire al partner una nuova immagine. L’accostamento ad un’altro brand serve in definitiva a suscitare una diversa considerazione da parte dei vari stakeholder (clienti, concorrenti, fornitori, partner), messi in condizione di guardare al brand sotto una nuova luce e da un punto di vista differente che fino ad allora non avevano considerato. Gli opposti si attraggono anche nel marketing, una ragione in più per scegliersi partner volutamente distanti rispetto al settore produttivo di appartenenza. Potrebbe infatti succedere che un brand freddo che si posiziona su valori legati alla tecnologia o ai servizi cerchi calore accostandosi ad un brand posizionato su valori come la tradizione, famiglia, la comunità o un territorio specifico. Spesso il connubio nasce tra grandi brand collocati nell’immaginario collettivo in una dimensione industriale e marchi più piccoli che riescono a rappresentarsi come pezzi delle tradizioni plurisecolari della propria comunità locale. I piccoli accedono alla potenza mediatica dei grandi brand mentre questi ultimi beneficiano di storytelling spesso emozionali che senza il partner sarebbero preclusi. Ma anche aziende di recente costituzione potrebbero accostarsi a imprese più anziane per recuperare sui limiti causati dalla loro tenera età. Se invece l’obiettivo del co-branding è quello di estendere il proprio mercato di riferimento, allora conviene sviluppare indagini di mercato e provare a cogliere coincidenze statistiche tra gli acquirenti di brand diversi, magari operanti in settori distanti, in modo da attaccare l’attenzione dello stesso target da posizioni diverse”. 

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