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Primarie PD: Un uomo solo al comando.

In vista delle primarie del Partito democratico previste per domenica 30 aprile 2017, mercoledì scorso su Sky (satellitare e digitale terrestre) è andato in onda il tradizionale dibattito tra i 3 candidati alla segreteria: Renzi, Emiliano e Orlando, intervistati dal giornalista Fabio Vitale. Think thanks ha allora ritenuto interessante interrogare la sua rete di opinion leader, per comprendere che idea si sono fatti gli esperti. E’ emerso che molti tra questi non hanno visto il dibattito, accontentandosi di leggere le notizie del giorno dopo, ben consapevoli che non ci sarebbe stato alcun ‘colpo di scena’. Si tratta di un elemento estremamente indicativo del basso interesse, il che fa presagire un calo di affluenza alle urne.

Tra questi il politologo Tommaso Ederoclite, si spinge ad affermare che “è stato lo stesso confronto televisivo a perdere, e ciò per una serie di ragioni di tipo comunicativo, a partire dal canale, del tutto inappropriato per un confronto di questo genere che dovrebbe invece essere trasmesso su una rete nazionale, magari pubblica, proprio al fine di risvegliare l’interesse collettivo”. Tra gli altri errori comunicativi “la banalità delle regole del confronto e del format stesso, che vediamo ormai da tanti anni, e che non desta più alcuna curiosità. Dal punto di vista del confronto politico, tutti e tre i candidati erano sotto tono, molto meno impetuosi e provocatori di quanto ci saremmo attesi. Si può dire che c’era un po’ troppo bon ton, dovuto non tanto al fatto che fossero dello stesso partito, quanto piuttosto alla lacerazioni interne al Pd e alle preoccupazioni di farle emergere. Questo, però, ha inevitabilmente penalizzato il confronto”. A tal riguardo, Giuseppe Civati, parla con l’occhio di chi ha vissuto la stessa esperienza pochi anni fa, prima di abbandonare il Pd e fondare il nuovo partito Possibile: “Mi è sembrato che i tre esponenti avessero un atteggiamento molto più composto rispetto a quello con cui erano partiti; la polemica che aveva contrassegnato il periodo di preparazione alle primarie, accesa in particolare da Emiliano, è parsa quasi del tutto appianata. Non c’è stata la rottura che forse qualcuno si aspettava, anzi, la scelta molto diplomatica di mantenere toni contenuti, quasi che fosse un po’ già segnato il destino di questa chiamata elettorale. Non abbiamo assistito ad una netta presa di posizione, né ad una particolare messa in evidenza di uno dei due esponenti meno favoriti, quindi mi pare che siano rientrati tutti all’interno dello schema della vittoria di Renzi: Orlando ed Emiliano scontavano un deficit di notorietà che non hanno colmato né nel confronto, né in precedenza”. 

Abbiamo chiesto un parere sui tre candidati in questione, a prescindere da quelli che saranno i numeri finali. E’ emersa una certa predilezione per Orlando, il quale, secondo il giornalista Alessandro Sansoni, sembra “quello un po’ più strutturato. Ha poche chance di riuscire a portare la sua alleanza all’interno del Pd alla vittoria, però è quello che denota una maggiore serietà ed una maggiore coerenza con l’idea del partito stesso. Sarebbe, tra l’altro, tra i tre, il candidato che con maggiore facilità garantirebbe una coesione interna al partito”. Ed è proprio quest’ultimo pezzo a mancare al puzzle della strategia renziana. Anche l’esperto di comunicazione Daniele Pitteri sembra concorde nel ritenere Orlando un politico “molto serio e molto competente”, eppure sottolinea che esso appare “poco contemporaneo, perché poco adatto alla comunicazione politica televisiva di questo periodo. Gli manca il physique du role, se così vogliamo dire, cosa che lo rende poco entusiasmante agli occhi degli elettori”. E ad avere quest’elemento mancante è proprio Renzi che “ha l’ultima occasione di trasformare il Pd in un partito veramente serio, e quindi in grado di guidare il Paese, cosa che può fare però soltanto cambiando atteggiamento, mostrandosi più inclusivo, meno dittatoriale, meno sordo alle minoranze, e sopratutto meno legato ad alcuni esponenti che spesso non si dimostrano o non si sono dimostrati all’altezza del loro ruolo”. Pitteri espone con estrema lucidità un’idea che meriterebbe di essere tenuta in conto al momento del voto: “lo scarto con cui Renzi vincerà è determinante per i successivi risvolti del suo operato. L’occasione è importante perché, Renzi che non ha le caratteristiche individuali per essere un uomo di mediazione, potrebbe essere costretto dai numeri a mediare. Per questo motivo spero vinca con un margine quanto meno ampio possibile, perché se così fosse, forse si procederebbe verso una legge elettorale meno frettolosa e più equilibrata e in grado di garantire una migliore governabilità al paese”. 

Da ciò emerge la grande difficoltà ad azzardare ipotesi sull’esito delle future elezioni. Troppe sono le variabili, troppe le sfumature che, pure, potrebbero rivelarsi decisive. Se c’è una sorta di certezza che unisce i nostri esperti in merito ai risultati delle primarie, non così per le possibili elezioni. Tutti, nessuno escluso, battono sulla grande incognita della legge elettorale; alcuni ricordano l’ulteriore scenario plausibile che vedrebbe il ritorno in gara di Berlusconi. Per dirla con Ederoclite, “Berlusconi è pienamente in campo e sta soltanto aspettando che la corte europea pronunci finalmente una sentenza sulla sua candidabilità, cosa che potrebbe stravolgere gli equilibri tra partiti”, equilibri, si può dire, già precari.  

Insomma, a sentire i nostri esperti, l’esperienza delle primarie non sembra avvincente né produttiva. Gli interlocutori di Renzi non hanno avuto la possibilità di emergere e di acquisire consensi e quindi numeri consistenti e decisivi. Il tono basso che ogni esperto ha riscontrato non fa che confermare quest’ipotesi, avallando l’idea che il ribaltamento dei risultati previsti sia poco più che una fantasia, anche se per molti, e ciò non deve passare inosservato, una fantasia auspicabile e preferibile. 

Renzi vincerà. Questo è certo a tutti. Perché?! A farla da padrona è la maggiore visibilità e notorietà di cui gode in virtù della sua ormai lunga, non sempre felice, carriera politica. Resta quindi qualche remora rispetto alla giustizia di questa vittoria, ma una convinzione comune c’è: a vincere non è tanto il valore di Renzi, ma quello che i media e il web gli hanno assegnato, scegliendolo ancor prima che si andasse alle urne. Insomma, se c’è un vero vincitore in questa campagna, è lo strapotere dei media!

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